Galleria Frati

Questa piattaforma commerciale nasce come omaggio a mio padre, il dr. Piero Frati di Livorno, chirurgo di fama che, oltre a quella per il suo lavoro eccezionale (che definiva "arte maestra"), ha avuto due grandi passioni: la prima, ereditata dal padre, incentrata sulle Ferrari, di cui ha posseduto alcuni dei modelli più iconici a livello mondiale; l'altra, più personale ma non meno rilevante, l'amore per la Storia, intesa, crocianamente, come processo infinito al cui interno ci muoviamo tutti, noi stessi Storia, con le sue eterne categorie e il suo processo dialettico. Un amore testimoniato dalla sua bellissima collezione di stampe antiche, animata dall'idea che il pensiero si libra sul passato trasformandolo in conoscenza, cioè in una proposizione di verità. 

E la carta, questo supporto meraviglioso della Storia, che noi restauratori abbiamo il privilegio di toccare quotidianamente, rimane per me, storica e filologa classica, un grande amore, fin dai tempi del mio apprendistato fiorentino.

Giuseppe Spampani (1768-1828)

Vedute dell'acquedotto di Colognole. Livorno 1798

Veduta del ponte non ancora terminato che traversa il fosso della Castellaccia nelle Parrane

Veduta del ponte ... con modifiche nel disegno apportate dall'artista 

Si tratta di 24 disegni acquarellati su altrettante carte non numerate, più una planimetria (moderna, aggiunta nel Novecento) della zona con un progetto di ampliamento
dell'acquedotto. Qualche lieve macchia e brunitura qua e là ma, nel complesso, bella carta ben conservata. Il raccoglitore, moderno, è incartonato e rilegato in mezza pelle con tre lacci in cuoio.

L'acquedotto di Colognole, anche noto come Lorenese e, soprattutto, Leopoldino, ha rappresentato per la città di Livorno il più importante rifornimento idrico dal 1816 al 1912. Avviato da Ferdinando III, che lo inaugurò non ancora terminato, viene generalmente associato al nome del Granduca Leopoldo II, che affidò al "Primo architetto" della sua corte,  Pasquale Poccianti, il completamento dei lavori di quello che diventerà uno degli exempla più significativi dell'architettura neoclassica in Toscana.

L'opera si presenta come imponente progetto editoriale, ideale continuazione del Theatrum orbis terrarum (1570) di Abraham Oertel (latinizzato in Ortelius), considerato il
fondatore con Gerhard Kremer (Mercator) della cartografia fiamminga. Deus ex machina dell'intero corpus il cartografo tedesco Georg Braun (1541-1622), rettore della
cattedrale di Colonia, autore della gran parte dei testi latini di accompagnamento. I disegni originali sono di Joris Hoefnagel (1542-1600), pittore di corte di Rodolfo II
d'Asburgo, grande mecenate e collezionista; per realizzare le vedute girò il mondo, e alla sua morte il lavoro fu continuato dal figlio Jakob. Il belga Frans Hogenberg (1535-
1590) realizzò gran parte delle lastre per la stampa. L'opera contiene 546 prospettive a volo d'uccello e mappe di città di ogni parte del mondo, raccolte in 6 volumi editi dal 1572 al 1617, più volte ristampati.